“Carol” di Todd Haynes

Un amore impossibile in una New York anni Cinquanta

di / 22 ottobre 2015

Carol

Seconda interpretazione magistrale di Cate Blanchett alla Festa del Cinema di Roma. Dopo il film di apertura Truth è il turno di Carol di Todd Haynes, già acclamato all’ultimo Festival di Cannes e arrivato nella Capitale per una proiezione speciale e un incontro con il regista.

La Carol che dà il titolo al film è una elegante signora della New York anni Cinquanta, sofisticata e benestante. Cercando un regalo per la figlia piccola incontra Therese, una giovane commessa che sogna di diventare fotografa con un fidanzato che la vorrebbe sposare e portare in Francia. Carol cerca una bambola, Therese la convince a comprare un trenino elettrico. Tra le due donne nasce subito un’intesa che confonde la ragazza, mentre Carol vive un difficile divorzio con il marito che vuole portarle via la figlia con l’accusa di indegnità morale.

Tratto dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith del 1952, adattato per lo schermo da Phyllis Nige, in cui la scrittrice affrontava la scandalosa – per l’epoca – tematica omosessuale partendo da un’esperienza personale, Carol ha tutte le caratteristiche tipiche del cinema di Todd Haynes, da sempre attento alle problematiche legate alla sessualità. Qui torna agli Stati Uniti degli anni Cinquanta come già in Lontano dal paradiso, in un’epoca in cui la società era ferma a un rigore che condizionava ogni aspetto della vita pubblica. Rispetto al film del 2002, l’omosessualità sembra non essere un mistero nella vita di Carol. Il marito conosce l’inclinazione della moglie e ne soffre più per gelosia che per scandalo. Non è tanto l’immagine pubblica, il problema, è il sentimento, che infatti diventa il vero terreno di scontro tra i coniugi Aird. Legato a un’estetica curata ancora una volta dal direttore della fotografia Edward Lachman, già responsabile di Lontano dal paradiso, e fortemente condizionata, ancora, dal cinema di Douglas Sirk, fatta di colori, di forme (l’inquadratura iniziale del tombino) e di richiami costanti a un immaginario da cartolina pubblicitaria, Haynes continua la sua indagine sul mondo femminile che aveva approfondito anche nel lavoro tv per la HBO Mildred Pierce.

Rispetto ai due film già ricordati, però, in Carol Haynes è interessato in misura minore ad approfondire il contesto sociale in cui si muovono le sue protagoniste. Non ci sono riferimenti evidenti al momento storico, all’attualità politica, ai fenomeni culturali. Le due donne vivono in un mondo in cui non esiste un esteriore se non quello che viene portato volontariamente in casa dalla musica, dalla televisione. Le immagini che si vedono, nonostante Therese finisca pure a lavorare al New York Times, sono solo quelle delle fotografie che scatta la ragazza.

Sia Carol che Therese sono due persone in cerca di un posto preciso in cui vivere. Nessuna delle due si riconosce nelle regole che governano la società. Carol è una madre, devota, pronta a tutto per la figlia, anche a rinunciare a se stessa, ma non è una moglie come il marito – e la famiglia del marito – vorrebbe che fosse. Therese non è pronta a rinunciare ai propri sogni per sistemarsi. La sua passione per la fotografia ha bisogno di essere esplorata senza un uomo al fianco, senza le scadenze della crescita, il matrimonio, un figlio e così via. Al di là dell’attrazione che le lega, è questa incapacità di adeguarsi alle aspettative sociali a renderle diverse, a distinguerle e ad avvicinarle. Therese è il «piccolo angelo caduto dal cielo» per Carol, una creatura di un mondo straniero, diversa da tutto quello che ha sempre conosciuto.

Cate Blanchett è una Carol di inarrestabile magnetismo, perfetta come signora di salotto e attraversata da una costante e silenziosa sensualità. Rooney Mara dà a Therese tutta la fragilità della confusione (a tratti, soprattutto nell’ultima parte, è identica a Audrey Hepburn).

(Carol, di Todd Haynes, 2015, drammatico, 117’)

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LA CRITICA

Todd Haynes torna a indagare la potenza devastante dei sentimenti sulla vita delle persone riprendendo la cornice degli Stati Uniti anni Cinquanta già vista in Lontano dal paradiso. Contro le convenzioni sociali, contro il rigore, contano solo l’amore e il coraggio della verità. Straordinarie le interpreti.

VOTO

7,5/10

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effe

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