Sei modi per morire nel West

"La ballata di Buster Scruggs" dei fratelli Coen

di / 14 dicembre 2018

Poster di La ballata di buster scruggs su Flanerí

Nella loro carriera i fratelli Coen hanno fatto tutto. Hanno scritto e diretto ogni genere di film, hanno scritto per altri, hanno prodotto un documentario, un film di Natale (Babbo bastardo) e una serie tratta da un loro film (Fargo). Manca solo un cartone animato, perché in teoria hanno anche ideato e diretto una serie tv per Netflix che poi è stata trasformata in un film. La ballata di Buster Scruggs, presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2018, dove ha vinto il premio per sceneggiatura, è stato pubblicato direttamente su Netflix lo scorso novembre.

Doveva essere una miniserie in sei episodi, ognuno basato su una storia di ambientazione western scritta dai fratelli nell’arco degli ultimi venticinque anni. Poi, lo scorso luglio, è stato annunciato che il progetto era diventato un unico film, sempre a episodi. È stato aggiunto un raccordo unico, nella forma di un libro illustrato che viene sfogliato e si sofferma sulle varie storie– un po’ come per i vecchi cartoni tratti dalle favole – e le sei puntate sono diventate i sei capitoli di La ballata di Buster Scruggs.

Si inizia con il racconto che dà il titolo al film, la storia di un pistolero cantante che va incontro al suo destino, e si passa a un fuorilegge che viene impiccato due volte nella stessa giornata. Ci spostiamo sulla storia di uno spettacolo itinerante e del suo protagonista, un ragazzo senza braccia e senza gambe che intrattiene il pubblico recitando un monologo infinito che mette insieme la Bibbia e la dichiarazione d’indipendenza, e dell’impresario che lo sfrutta finché non trova di meglio. C’è poi il grande classico della corsa all’oro, nel capitolo più lirico e alto del film, retto da un monumentale Tom Waits, e l’altro grande tema del cinema western: la carovana in viaggio verso ovest sotto la minaccia degli indiani. La conclusione è affidata alla diligenza, altro topos narrativo del genere.

Con La ballata di Buster Scruggs i Coen hanno operato una doppia sintesi. La prima racchiude – quasi – tutti i modi in cui il mito del Far West è stato raccontato al cinema, nei suoi clichés narrativi, nei suoi stereotipi, nelle sue evoluzioni nella storia cinematografica. La seconda, più sottotraccia, fornisce un riassunto del cinema dei fratelli. Hanno spaziato attraverso tutti i generi, abbiamo detto, e apparentemente questa ballata è la loro terza incursione nel cinema western dopo la variante contemporanea di Non è un paese per vecchi e il classico Il grinta. In questo bizzarro film a episodi, però, si trovano tutti gli elementi fondamentali del loro cinema. Prima di tutto la capacità di cambiare genere senza mai offuscare l’identità, il talento nel raccontare con toni diversi storie diverse. C’è, poi e più di ogni altra cosa, la classica e profonda riflessione morale sull’uomo e la sua condizione.

Il perno di tutta La ballata di Buster Scruggs è la morte. C’è sempre almeno un morto, in ognuno degli episodi, che arriva in un modo diverso, che ha un significato e un valore diversi. La violenza e la la sua estrema conseguenza sono elementi centrali nei film dei Coen, e La ballata non fa eccezione.

Sei racconti così vicini permettono di farsi un’idea sul senso della morte nella produzione coeniana: destino inevitabile e allo stesso tempo motore della vita (vedi l’episodio di Tom Waits e quello finale).

Sotto le sembianze di una miniserie, poi diventata film, western, i Coen hanno fatto con La ballata di Buster Scruggs una specie di manifesto del loro cinema. L’ambientazione e il genere sono puri pretesti per giocare con la storia del cinema, come avevano fatto di recente con Ave, Cesare. Al centro di tutto c’è ancora una volta la riflessione sull’uomo e su tutto quello di cui è capace.

(La ballata di Buster Scruggs, di Joel e Ethan Coen, 2018, western, 132’)

 

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LA CRITICA

Sotto la forma di un film a episodi, La ballata di Buster Scruggs è il manifesto del cinema dei fratelli Coen. Una riflessione sull’uomo e sul suo rapporto con la morte.

VOTO

8/10

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