Gli opposti che si annullano

“Sera in paradiso” di Lucia Berlin

di / 1 marzo 2019

Copertina di Sera in paradiso di Lucia Berlin

Una prosa incisiva, severa, essenziale al limite dello scarno eppure a tratti accesa da improvvisi lampi descrittivi, quella dei ventidue racconti che compongono Sera in paradiso di Lucia Berlin (Bollati Boringhieri, 2018) e, similmente alla sua disordinata e rocambolesca vita, altrettanto in bilico tra umorismo e dramma, superficialità e profondità. Gravata da una scoliosi che la costringeva a portare busti d’acciaio e finì per  perforarle un polmone, la scrittrice americana (1936-2004) alternò problemi di alcolismo, con conseguenti ricoveri in clinica, ad una carriera universitaria in cui fu molto amata dai suoi studenti, traendo ispirazione per questa sua raccolta di storie brevi da più di un tratto autobiografico, come l’infanzia nelle città minerarie del West, l’adolescenza passata in Cile e, da madre di quattro figli con tre divorzi alle spalle, dall’avventuroso vagabondare in cerca di lavoro tra Messico e California.

Una serie di cronache dall’accattivante sapore da bohème d’oltreoceano, che sanno di jazz e fiestas, whisky e scommesse, corride e quartieri ghetto, costituiscono l’ossatura portante e il fascino più immediatamente evidente di questa scrittura, in cui l’uso del passato remoto non è tuttavia sufficiente a liberare gli accadimenti dal loro puro e semplice svolgersi in un prevedibile ordine cronologico, perdendo la possibilità di evocare in maniera più originale e articolata – ma soprattutto profondamente significativa – quello che finisce per essere solo un effervescente collage, per quanto riuscito ed abile, di gringos, messicani, ricchi annoiati e cinici, poveri ingegnosi, adolescenti allo sbando, gigolò e attrici, secondo una pittoresca ma in fondo superficiale nomenclatura dei tipi umani.

Vaporosa evanescenza che si ritrova nel tratteggio del continente americano – dai paesaggi della profonda provincia agli sfondi alienanti delle metropoli – il quale, alla pari dei personaggi, è attraversato da uno sguardo orizzontale che non commenta né prende posizione, quasi non fosse partecipe delle vicende dei piccoli e grandi drammi che vi sono ambientati, geografia dei luoghi e dei caratteri che spazia in brillanti suggestioni che vibrano per un attimo, come le stelle cadenti del racconto Momenti d’estate, per poi svanire nel nulla, lasciando al lettore il vago disagio di un senso d’incompiutezza.

Lettura facile e scorrevole, in cui le frasi tronche al limite dell’elementare si alternano a descrizioni oggettive e funzionali, qua e là arricchite da inaspettati ma ben riusciti tocchi estetizzanti, Sera in paradiso dal principio attrae per la seduzione di uno stile dai toni leggeri fatto di detto e non detto, incerte allusioni e una diffusa quanto gradevole nonchalance da salotto bene, deludendo però per quella mancanza di spessore, quel quid in più che lascia questo pur godibile libro al di qua della grande letteratura.

Infatti, scrittrice sicuramente valida ma non eccelsa, la Berlin gioca tutte le storie sullo stesso registro privo di varianti, vale a dire un medesimo lineare schema compositivo senza alcun guizzo che possa sorprendere, come ad esempio nella trama di Andado. Romanzo gotico, in cui si capisce subito che la protagonista quattordicenne verrà inevitabilmente sedotta dal brizzolato Don Andrés, senza tuttavia che queste diffuse anticipazioni appaiano giustificate ai fini di un ulteriore livello di lettura. Se non il testo, stupisce in compenso l’affascinante gratuità del titolo, che a parte forse un pallido richiamo al topos della fanciulla perseguitata, non sembra avere ulteriori legami con motivi, temi o atmosfere tipiche del gotico.

Ma è principalmente nei dialoghi, che alcune volte appaiono improbabili e forzati – seppure sufficientemente agili e informali da eludere a prima vista quest’impressione – tanto quanto nella mancanza di interpretazione da parte della voce narrante, che questo eccesso di vaghezza a cui manca un vero sostegno viene a confermare l’ipotesi di non sottendere l’intenzione di una particolare ironia o di un’acuta analisi sociale o psicologica, bensì di fermarsi involontariamente ad una pennellata guizzante ed epidermica, un affresco veloce senza intenzionalità in cui bene e male, tragedia e commedia, finiscono per annullarsi a vicenda in un banale gioco delle equivalenze. Attraente pirotecnia delle immagini, Sera in paradiso non tocca nel profondo, non scuote, non aggiunge né toglie nulla ad una visione del mondo che non può nemmeno dirsi cinismo mascherato o disincanto, né possiede la forza di saper evocare il profondo dolore o la profonda gioia.

 

 

(Lucia Berlin, Sera in paradiso, Bollati Boringhieri, 2018, pp. 280, € 18.00 – Recensione di Claudia Cautillo)
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LA CRITICA

Molta carne al fuoco per questa raccolta di racconti a metà tra edulcorazione e distacco, che nonostante il potenziale si mantiene al livello di una buona lettura che non esalta e non sconvolge.

VOTO

6/10

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